Il Mortadella
c'ha la faccia intristita.
Che capitombolo!

È stato un attimo,
un'illuminazione.
Amore? Non più.

Un'empia nube
vela una luna amata
che non riesco a odiare.

Incrocio un angelo.
Sbando, poi mi ricordo
che son fidanzato.

Quaranta gradi.
Mi anestetizzo l'anima
per sopravvivermi.

Dopo la lite
profondi fino all'anima
i nostri baci.

Chiudo i balconi.
Una di quelle sere
che è meglio soli.

Devo affrettarmi
o gli ospiti arriveranno
prima dell'ospite!

Vecchia sbadata.
Monetina orfana.
Carrello gratis.

Digrigno i denti
quando forma e sostanza
sono incoerenti.

Per eluderla
a volte non basta un haiku:
solitudine.

Nel buio pesto
tocco il fondo e poi scavo.
Nero bruciante.

Note liturgiche.
Mi accompagna dentro te
un magico si.

La disperata
ricerca di chi sono
non vuol placarsi.

Vieni, ti mostro
l'armadio degli scheletri.
Puzza di chiuso.

Avremmo un cuore
se l'uomo fosse nato
per soffrire. Ooops!

A luce spenta
tra i vapori bollenti
infine la pace.

Silenzio dopo
i mille diamanti liquidi.
Ne aggiungo un paio.

Mi pesca in gola
solo foglie avvizzite
l'haiku, stasera.

Mille occhi in uno.
Uno e infiniti viaggi.
Uno. Perduto.

C'è qualcun altro
che ha voglia di ingannarmi?
Oggi 3x2.

Unica regola:
qui non ci sono regole.
Cazzo, che culo!

Silenzio, nasce
una spirale di fumo
dal tè, immobile.

Gira la testa.
Mi dedico un momento
a fine giornata.

Ecco due occhi
in cui vorrei perdermi.
Breve contatto.

Fanno ridere
le manette di peluche.
Ma non da chiuse.

La TV vende
due opere vincenti
che non comprerò.

Hai rotto il cazzo,
sei come il prezzemolo
''Aki no kure''!.

Un vetro rotto.
Un bulletto annoiato,
o forse peggio.

Un altro sogno
da cui essere illuso
mi tiene in vita.

Nell'oscurità
il fiato di Garbarek
si gonfia per me.

Campane a morto.
L'onnipresente miete
un altro raccolto.

Lo sento dentro:
qualcosa crollerà
con gran fragore.

Spirito libero
dalla bottiglia angusta.
Spirito schiavo.

Lento scivola
nell'oblio più temuto
il mio paradiso.

Riferimenti.
Se li divorano a pranzo
i miei dèmoni.

Un tuffo al cuore
trasforma il crepuscolo
in timida alba.

Mente distratta.
Passano le giornate
ed io non scrivo haiku.

Cortesemente
se qualcuno mi spiega
cos'è l'amore...

Ipermetria.
Riuscirò ad evitarla?
Temo proprio di... no.

Cala la notte.
Un sublime anticipo
di sonno eterno.

Inspiro a fondo
la strana sigaretta.
La stanza pulsa.

C'è forse un modo
per trasformare il rantolo
assordante in canto?

È commovente.
Quanti colori ha il mondo
se a guardarlo è un bimbo!

Fanculo il mondo!
Non si può sempre perdere,
'sto giro è mio!

Che scontro impari.
Non gli puoi dar del baro
se Dio gioca a dadi.

Giornata intensa.
Serve una lunga corsa
per scaricare.

Si ciba di me
il mastino supersonico.
Soccombe il corpo.

Buffo. In cima
alla lista dei miei nemici
appaio io.

Un amico, sì,
ma un'amica mi sa da...
coito interrotto.

Bramo davvero
più d'ogni altra cosa
immenso perdono.

Mi ruba l'anima
l'ennesima Francesca,
ma è neve al sole.

Quando penso a lei
non riesco a non pensare
a ciò che mai più avrò.

As her brightness shines
my dead eyes rot in darkness.
Wish I never loved...

Sogni sbilenchi.
Un quadro di Dalì
mi romba in testa.

Sono ancora tanti
i meccanismi oscuri
che mi dominano.

Sull'impossibile,
accecato dal bagliore,
lo sguardo rimane.

Un altro oggi.
Poter rifarlo meglio.
Da uscirne pazzi!

Fondi di caffè.
Tracce di un risveglio
che giunse anzitempo.

Sembro cattivo
ma in realtà voglio solo
esser felice.

Sogno la fuga.
Qualsiasi altro inferno
ma non qui ora.

Faccio i bagagli.
Non mi son mai sentito
così lucido.

Se non sono zen,
perché insisto così tanto
a scrivere haiku?

Fatemi largo.
Solo per oggi celebro
il menefreghismo.

Stille di sangue
mi fanno da calamaio.
Cuore mestruato.

Qualificato.
Chiedo poco. Mi assumo.
Autobecchino.

Soglia socchiusa.
Gli abissi della carne.
Una vertigine.

Nascoste dentro
ho due tigri al guinzaglio:
la mente e il cuore.

Buone intenzioni?
Mi ci pulisco il culo
a frittata fatta!

Una domenica
triste e malinconica
volge al termine.

Ricordi vaghi.
Chi sono diventato?
Nebbia insistente.

Il compleanno
non è l'unico giorno
in cui si invecchia.

Bello il soffitto!
Che dici, lavo i piatti?
Meglio il divano.

Urlo nel buio
il dolore lacerante:
lacera uguale.

L'anno peggiore.
Il decennio migliore.
Punti di vista.

Il pizzaiolo
mi vuole ancor più magro:
chiuso per ferie.

Ho fatto uscire
sesso, omicidio e arte
da dentro di me.

A che cazzo serve
un cadavere pianto?
Forse per alibi.

E ci risiamo:
il cliente non paga.
Dove ho sbagliato?

Valdagno amara.
Non un filo di zucchero
per il mio caffè.

Con gli occhi del sogno
il più basso dei soffitti
ardisce al cielo.

È nuvoloso.
La signora Marisa
rompe i coglioni.

Voglia di piangere,
ma non me lo ricordo,
com'è che si fa.

Un incantesimo
mi tiene sotto scacco
e detta regole.

Arrogantello...
Finito infringuellato
come un bel tordo.

Ladri incapaci.
Val di più il vetro rotto
che non il malloppo.

Mi tocca spingere,
addominali stanchi,
mi servono fibre.

Un filo d'erba,
una lingua d'asfalto.
Mondo confuso.

Piccola stella
sfuggitami di mano,
buona fortuna!

Faccio le boccacce
al bimbo che sorride.
Ladro di gioia.

Ritrovo all'alba.
Logistica in ordine.
Tutti puntuali.

Chi è la persona
che mi osserva allo specchio?
Roberto, sei tu?

Stanco riverbero
di suoni affaticati.
Soli. E inutili.

Aiuto è un lusso
che a volte mi permetto
di non permettermi.

Come in un coito
nelle mie depressioni
vo dentro e fuori.

Un balzo ignoto
da affrontare per scelta.
Oltre il portello.

Brividi antichi.
Uno squillo inatteso
sconfigge il tempo.

Silenzio radio.
Ne sono forse vittima?
Oppure artefice?

Vacillo incredulo.
Toccato dal Re Cremisi
mi lascio andare.

Paradossale:
la veglia della mente
genera mostri.

Cercando orme
che la sabbia non riesce
a conservare.

Nel labirinto
mille Franz tetraplegici.
No, mille e uno.

Crisi di panico,
ma ho fatto la mia scelta.
Ecco il mio capo...

Un fiore raro:
Orchidea-17.
Scelgo di coglierlo.

Grumi di sangue
bagnati dal tramonto.
Cristo è Pilato.

Complesso è il mondo.
Non più complesso di me
...almeno pensavo!

L'angelo biondo
contro il demone bianco.
Perde l'arbitro.

Sarei più autentico
se fossi meno cinico,
ma sarei morto.

Tra le lenzuola,
un frutto. E un sorriso.
Dolci domeniche...

Troppo rumore.
Troppa fottuta rabbia.
Bevo veleno.

Cielo d'incenso.
Stanotte niente lacrime
per la mia luna.

Lo schizzo bianco
ha mancato il fazzoletto.
Dovrò pulire.

E infine l'alba
agognata, al mutare
delle maree.

Oggi rimando.
Domani rimanderò.
Si sistemerà?

Scalo in seconda
e l'asfalto paga dazio.
Dio un istante.

Partita ieri.
Chi l'avrebbe mai detto?
Mi manchi già.

Un letto vuoto.
La pioggia settembrina
scende sprecata.

Anche stasera
il richiamo del cuscino
si fa forte e chiaro.

Stanco e sudato,
mi chiedo dove sono
e mi rispondo.

Sotto tortura,
a un vizio capitale
do oggi asilo.

Oggi fa caldo.
Domani farà freddo.
Mezze stagioni.

Carne avariata.
Ne è riempito il mio corpo,
non il mio frigo.

Sogno buttato
senza neanche provarci.
Non ho parole.

Cercando sogni
realizzo, chissà perché,
solo incubi.

Pigrizia e seme:
due ospiti pedanti.
E male accetti.

Guardo lontano
ma tre accordi bastano
a farmi inciampare.

Sogni. A volte
mi chiedo cosa li renda
irrealizzabili.

Ho aspettato troppo
e ora le parole
si son marcite.

Mi stai stressando.
Mi stai tirando scemo.
E smettila un po'!

Il casellante
ci invidiava davvero:
volavamo via.

Bella la tacca,
dona alla mia portiera!
Davvero grazie.

Ho voglia di te,
ma per me non ci sei mai.
Mi masturberò.

Coi nervi al limite
una risata isterica
cela un singhiozzo.

Cuore smarrito.
Offresi ricompensa
a chi lo ritrova.

Gli occhi del mare.
Ho avuto un solo istante,
e l'ho perduto.

Niente regole:
non correva buon sangue
tra Cupido e Mosè.

Che dentista estrae
la carie di un amore
che toglie il fiato?

Squilla telefono!
So che stasera anche tu
ti senti solo.

Lasciarla andare.
Non l'ho mica capito
ancora in che modo.

La prima neve
senza di te al mio fianco
è solo acqua.

Cammino perso
nel mio significato.
Veggente cieco.

Sei un ometto,
mi dicevano sempre,
non devi piangere.